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Il primo incontro
Passarono nelle vicinanze del Porto e imboccarono il lungomare in direzione sud.
Rino guidava veloce ma con tranquillità e Igor cominciò a rilassarsi, sentendo
improvvisamente addosso tutta la stanchezza della giornata che, accidenti,
pensò, era stata un tantino movimentata.
Improvvisamente Anto urlò a squarciagola.
«Accelera, accelera... cazzo ci siamo».
Rino trasalì. Vide davanti a sé, a poche centinaia di metri, un numero
indistinto di persone ammassate in mezzo alla strada. Il cuore gli balzò in
gola. Senza neanche chiedersi il perché schiacciò il piede sull’acceleratore e
puntò dritto nel mucchio.
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Un sopravvissuto
«È cominciato tutto così, all’improvviso». Cesidio tirò una nuova boccata dalla
sigaretta e fece una lunga pausa quasi teatrale, i suoi occhi si persero nel buio
sfocato dei ricordi. Ormai tutti pendevano dalle sue labbra.
«Mi sono svegliato di soprassalto, ero solo in casa. Credo che a svegliarmi sia
stato il forte trambusto che veniva da fuori. Sapete, abito lungo una via che è
sempre trafficata, e ormai ai rumori ci ho fatto l’abitudine. Ma quella mattina,
non so, il trambusto era davvero strano». L’aveva presa larga e Anto già dava segni
di irrequietezza.
«Ho aperto la finestra, e ho visto quella maledetta nuvola verde posarsi su ogni
cosa. Cioè, non era una vera e propria nuvola, era piuttosto una specie di nebbia.
Densa e colorata come non l’avevo mai vista. Fluttuava compatta a raso terra, e
tutto ne veniva ricoperto». Gesticolava in modo frenetico, stringendo la sigaretta
tra indice e medio.
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Attacco alla base
«Si, perché non andiamo lì a bussare. Se rispondono gli stringiamo la mano, chiediamo
scusa per il disturbo e torniamo a casa. Ma fammi il piacere! E poi me la sto facendo
sotto, è meglio tornare a casa».
«Anche io ho paura, ma dobbiamo controllare meglio ti dico».
«Non dicevo in quel senso, me la sto facendo sotto nel senso che mi scappa!».
Anto sbuffò sonoramente, con gli occhi sgranati per la rabbia si stava chiedendo
se era mai possibile metter su un commando sgangherato come quello.
«Un po’ di professionismo, e che cazzo!».
«Senti io di professione non faccio il guastatore! Ho freddo, sto scomodo e devo
pisciare! E poi, dai, che vuoi fare, scavalcare il muro ed entrare?».
Igor si stava avvicinando all’amico, ma non fece in tempo a raggiungerlo che un
faro improvviso gettò la sua luce proprio nella loro direzioni.
«Opporcaputt... Lo sapevo!».
I due si schiacciarono sul terreno cercando di non muoversi. Una raffica di mitra
risuonò per tutta la foresta. Foglie e rami secchi volarono in aria accanto ai loro
corpi.
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